
Mettere ordine fuori e dentro di me.
Questi i buoni propositi per le prossime settimane.
Prima di salutare un anno lungo e faticoso.
Prima di ridare il via alla mia vita disordinata.
E... per poter presto riaprire la porta dei sogni che da troppo tempo ho chiuso a chiave.
A proposito di chiavi, di sogni e di ordine (scrivo per "voli pindarici" per dare un'idea del mio disordine interno)...
Ricordo di un sogno fatto da bambina.
Mi trovavo sul balcone di casa mia, un quadrato di mattonelle imbrunite dalla notte.
Una me stessa bambina scrutava con curiosità la strada illuminata da grossi lampioni sferici che eclissavano le stelle. Non sapevo perché mi trovavo lì, da sola, a quell'ora di notte, mentre tutto il paese sembrava immerso nel sonno.
Stringevo qualcosa in una mano: una chiave.
Sul balcone c'è sempre stata una verandina che funge da ripostiglio e lavatoio e, a quei tempi, era uno dei miei nascondigli preferiti. Il mio segreto mondo delle meraviglie dove a volte nascondevo i miei tesori, i giochi che non volevo che nessuno toccasse (la mia casa all'epoca era un porto di mare di amichette-arpie ingorde dei miei giocattoli, poiché, in qualità di figlia unica, avevo la losca fama di possederne molti ancora immacolati).
Nel sogno la porta della veranda era socchiusa e sembrava attrarre la mia attenzione, ma qualcosa mi aveva distolta.
In strada era comparsa una figura indefinita che sembrava una donna circondata da un alone dorato. Dapprima non la si vedeva bene, man mano che si avvicinava alla casa assumeva un aspetto sempre più familiare.
Mi somigliava.
O almeno questa era la mia impressione nel sogno.
Ebbi la certezza in quell'istante di essermi trovata di fronte il mio alter ego futuro, sapevo che quella donna ero io così come sarei diventata da grande.
Anzi, via via che mi convincevo di questo, la donna sembrava trasformarsi davanti ai miei occhi, quasi a darmi conferma dell'intuizione.
Non mi ha mai guardata, né mi ha mai parlato, o almeno non nel modo usuale in cui si guarda o si parla ad una persona. L'ho sentita attraverso la luce che emanava il suo corpo e che rischiarava il mio cuore.
Era un sogno numinoso.
Non so quando la donna andò via.
Mi lasciò sola e di nuovo bambina con una chiave stretta nel pugno e la porta del mio mondo delle meraviglie aperto.
Entrai.
In un angolo profondo e scuro della stanzetta disordinata (di nuovo il disordine!), trovai la toppa che si incastrava perfettamente nella chiave.
Era una sorta di botola di legno a muro.
Non saprei descrivere diversamente un oggetto che appartiene ad un sogno.
E come Alice precipitava dentro il suo albero, io mi tuffavo nella mia botola.
Ricordo un magnifico prato fiorito disteso ai margini di un bosco.
Ricordo il mio vestito bianco che danzava nella brezza, il fruscio dei fiori al mio passaggio e l'unicorno d'argento che mi aspettava in mezzo ad una Natura sgombra di nubi.
Presto sarei cresciuta, ma in quel momento mi era ancora concesso di vivere nel Paradiso dell'infanzia e null'altro importava.
Ricordo anche altre immagini che si susseguivano in quella stessa sequenza onirica, ma non ricordo tutto il sogno, non più. Allora mi capitava spesso di immergermi in racconti notturni di ampia durata, persino a puntate a volte (le mie soap personali).
Adesso che ho finito la narrazione del sogno, non ricordo neanche più perché l'ho raccontato. (Sospiro)
È stata una sorta di seduta psicoanalitica via web.
Mi ha trasmesso la tenerezza di quegli anni e mi ha aiutata a rassettare parte del caos nei miei scompigliati territori interiori.
Sì, metterò ordine fuori e dentro di me.
L’immagine del giorno?
Una tempesta proveniente da regioni che abitano il passato sconfitta da un raggio di sole abbagliante, nuovo, inaspettato.
Quando sembra che la tua prigione arrugginita ti proteggerà per sempre dalle tue insicurezze, ecco che arriva il salvatore che apre le sbarre e ti urla a forza di scappare.
Esiti, come sull’orlo del precipizio.
Vorresti piangere, urlare, legarti alla brandina che fino ad un istante fa ti ospitava.
Ma lui è più forte.
Non importa se sei pronta o meno.
Lui, il tuo liberatore, è lì per te e non se ne andrà senza di te.
Lo segui.
Ti volti indietro un’ultima volta.
Sorridi.
Quel sorriso sancisce l’esito della partita.
Hai perso.
Hai vinto.
Finalmente.

Respira piano questo sentimento
Leggera essenza di rosa e mirra
Spira come vento che scompiglia capelli
Dipinti di sconcerto e torpore e rabbia.
Mi aggrappo all'immagine impressa
E attonita vinco il ricordo
Sfocato ritratto di un amore passato
Che vorrei strappare e donare alle fiamme.
Immagine spezzata ti stringo tra le dita
Inerti piangono la tua fine
Come di vecchio puzzle dimenticato
Nel baule di una casa di bambole.
Umidi occhi non più di bimba guardano
I contorni smerlati assassini d'immagine
E vogliono ritrovarti negli spiragli del baule
Ma trovano polvere e brandelli e buio.
Etain, 7 novembre 2003

Che gli spiriti del vento accordino le arpe e intonino, coi polpastrelli tinnuli della pioggia, il canto segreto delle foglie...
O silenzioso popolo del web, sei tu l'invitato d'elezione a questo convivio!
E che le danze abbiano inizio!
