19 febbraio 2005
Etain

Tulipani

I tulipani sono troppo eccitabili, qui è inverno.
Guarda com’è tutto bianco, tutto quieto e innevato.
Sto imparando la pace, da me quietamente posando
come posa la luce su questi muri bianchi, questo letto, queste mani.
Io non sono nessuno; non c’entro con le esplosioni.
Ho dato il mio nome e i miei vestiti alle infermiere
e all’anestesista la mia storia e ai chirurghi il mio corpo.
Tra guanciale e risvolto del lenzuolo han puntellata la mia testa
come un occhio tra due palpebre bianche che non si chiuderanno.
Stupida pupilla, tutto deve sorbirsi.
Le infermiere passano e ripassano, non disturbano,
passano come gabbiani all’entroterra nelle loro cuffie bianche,
con mani affaccendate, identiche l’una all’altra,
così che è impossibile contare quante sono.
Per loro il mio corpo è un ciottolo, vi attendono come l’acqua
Tende ai ciottoli sui quali deve scorrere, gentilmente levigandoli.
Mi portano il torpore nei loro lucenti aghi, mi portano il sonno.
Adesso ho perduto me stessa sono stufa di fardelli –
La mia ventiquattrore di pelle come un nero portapillole,
mio marito e il bambino sorridenti dalla foto di famiglia;
mi agganciano la pelle i loro sorrisi, sorridenti ami.
Ho gettato cose a mare, io cargo di trent’anni
testardamente attaccata al mio nome e indirizzo.
Hanno passato una spugna sui miei affetti.
Impaurita e nuda sulla verde barella plasticata
ho guardata la miei teiera, i miei portapanni, i miei libri
sparire affondando e l’acqua si è chiusa sul mio capo.
Sono una monaca adesso, non sono mai stata così pura.
Io non volevo fiori, volevo solamente
giacere e palme riverse ed essere vuota.
Come si è liberi, liberi da non credersi.
La pace è così grande che abbaglia,
e non chiede nulla, un’etichetta col nome, pochi aggeggi.
E’ il finale a cui approdano i morti; me li figuro
Inghiottirselo come un’ostia da comunione.
I tulipani sono troppo rossi, mi fanno male.
Anche sotto la carta li sentivo respirare
lievi, sotto la bianca fasciatura, come un bebè mostruoso.
La loro rossezza parla alla mia ferita, gli risponde.
E sono infidi: sembrano galleggiare, benché mi tirano giù,
sconvolgendomi con le loro lingue imprevedute e il colore,
dozzina di rossi piombi intorno al collo.
Nessuno mi sorvegliava, adesso sono sorvegliata.
A me i tulipani si volgono e dietro me alla finestra
dove una volta al giorno si allarga e si assottiglia la luce
e io mi vedo, piatta buffa ombra di pupazzo ritagliato
fra l’occhio del sole e gli occhi dei tulipani,
e io non ho faccia, ho voluto cancellarmi.
I vividi tulipani divorano il mio ossigeno.
Prima del loro arrivo l’aria era calma abbastanza,
andava e veniva, respiro su respiro, senza trambusto.
Poi loro l’hanno riempita come un chiasso.
Adesso l’aria si rompe e vortica quale un fiume
si rompe e vortica su una macchina affondata rossa di ruggine.
Concentrano la mia attenzione che era prima felice
di giocare e riposare senza impegnarsi.
Le pareti, anche loro, sembrano riscaldarsi.
I tulipani dovrebbero stare in gabbia come bestie feroci;
si aprono come la bocca di un grande felino africano
e io mi accorgo del mio cuore che apre e chiude
la sua ampolla di rossi bocci per puro amore di me.
L’acqua che assaggio è calda e salata, come il mare,
e viene da un paese lontanissimo come la salute.
Sylvia Plath
Dove posso trovarti?
Eppure mi chiami dal Tempio dei Sogni
Sull’ara scolpita da antiche e tenere mani.
Scruto ora gli anfratti reconditi.
Della romita mia anima.
Vedo oltre lo specchio d’acqua
L’immutabile fluorescenza: il Centro…
Il Principio… la Fine…
Del suo calore mi alimento,
precipito, affogo nella luce evanescente
avvinta da invasiva speranza
di incontrarti al fine.
Si lascia trasportare il corpo grave
da ingannevoli omeriche onde.
Poi… L’intravede…!
Nel suo sguardo inenarrabile annega.
Padrona e schiava titubanti
Ancora una volta sono,
dinanzi al riflesso terribile della Sua bellezza.
Fulgida sirena e ammaliante serafino, tu
Scivoli via nel blando risciacquio.
Mi sfiori solo
Con mano suadente…
Chi sei? Potrò mai saperlo?
Fermati!
Se Luce od Ombra,
se Sole o Luna Tu sei…
Dimmelo!
Solo allora, forse…
… comprenderò…

Etain, 2 giugno 1997

Salve a tutti!
Ho un annuncio da fare che rimandavo da troppo tempo.
Qualcuno di voi si sarà accorto che la sottoscritta gestisce già un altro blog su Tiscali. Finora mi sono limitata a procedere con doppie pubblicazioni di post identici.
Ecco, ora ho valutato con calma utilità e funzioni di questo mio secondo blog e ho deciso che mi restano 2 strade in proposito: o lo cancello definitivamente perché non ho tempo di gestirlo come si deve e perché in fondo il mio vero blog resta l'altro, o lo differenzio e gli do una funzione chiara e sensata.
Queste le deliberazioni:
• Il mio blog ufficiale resta quello su Tiscali!
• D'ora in poi il blog La Musica dei Boschi Vol. 1 sarà un diario tout cout, nel senso che i post riguarderanno eventi, impressioni, opinioni, cronache di vita vissuta in forma prettamente prosaica!
• Questo blog sarà, invece, l'archivio di poesie (mie e d'altri), narrativa, disegni, e quant'altro rientri tra le "creazioni pseudo-artistiche" di vario tipo che mi auto-attribuisco, visto che consente le distinzione per categorie (che mi riprometto di aggiornare).
• La differenziazione ha inizio a partire da oggi! Quanto già pubblicato nelle date precedenti resterà immutato (soprattutto perché non ho né voglia né tempo per modificare tutto).
• Questo è un avviso a scopo pubblicitario: da questo momento in poi, chi aprisse la mia pagina con la speranza di trovarci il resoconto delle mie giornate o simile, dovrà necessariamente cliccare sul link segnalato sulla colonna di sinistra subito dopo la tag! (lol!) 
Grazie a tutti per la pazienza e con l'assiduità con cui passate a trovarmi.
Vostra Etain