
Raggi caldi promanavano da un cielo intriso di primavera, quella mattina di fine secolo a Clarinbridge. La contea di Galway tornava a sorridere dopo il rigido inverno irlandese e, con essa, l'antica regione del Connaught.
Dal secondo piano dell'abitazione, la signora McConnor contemplava il mare con i suoi contorni orlati dalla baia scura e frastagliata, sulle cui onde si bagnavano, come ninfee in attesa di schiudersi, le isolette rocciose che fin da bambina immaginava essere popolate da Ondine fatate e misteriose creature dell'acqua.
La signora McConnor sospirò e si allontanò dalla finestra. Doveva tenere a bada la ciurma di scatenati che aveva per figli. Si stupì quando si rese conto che ognuno dei suoi sei figli era stato impegnato in breve in una qualche attività dopo appena mezz'ora: i due ragazzi maggiori, Sean e Jack, erano con il precettore d'inglese; Sharon, la maggiore delle figlie stava imparando l'arte del ricamo grazie alle abili direttive della zia; i piccoli Archie, Ethel e Eleanor erano invece stati affidati all'anziana tata e giocavano nei pressi della veranda, concessione accordata grazie alla benevolenza del tempo.
La tata sferruzzava all'ombra del pergolato, rassicurata dal riso spensierato dei bambini che si rincorrevano in giardino. Archie, un bimbetto roseo e biondo di cinque anni, cercava di afferrare la sorellina Ethel di appena un anno più piccola e bionda allo stesso modo, mentre la piccola Eleanor, che non aveva ancora compiuto due anni, seduta ai piedi della tata incitava gli altri con suoni articolati in modo originale e pressoché incomprensibili da orecchie comuni. La tata di tanto in tanto staccava gli occhi dai ferri per evitare che la situazione le sfuggisse di mano.
"Archie, attento a non spingere tua sorella!", era uno degli echi sporadici che giungeva ai bambini. Doveva avere un certo potere di premonizione, dal momento che poco dopo si udì l'urlo di Ethel e lo squittio eccitato di Eleanor: "Edel caùta! Edel caùta!"
Un secondo dopo, la tata lasciava cadere il lavoro che aveva in grembo e si precipitava dalla bambina piangente; accanto a lei il fratellino stava cercando di consolarla, minimizzando l'accaduto, ma veniva respinto con decisione da una mano paffuta ed accusatrice.
La piccola Eleanor, nel suo vestito giallo a fiorellini, emise un grido preoccupato in direzione della sorella ed un altro sotto forma di rimprovero che doveva essere rivolto al fratello, scosse la testolina tonda contornata da riccioli color del miele raccolti in due codini e si sollevò da terra. La sua meta era senza dubbio la scena dell'incidente, ma poi qualcosa dovette farle cambiare idea: due splendide farfalle le si avvicinarono.
"Belle!", esclamò la piccola già dimentica del suo precedente impegno, come del resto è tipico della quasi totalità degli esseri umani che hanno raggiunto la sua stessa quota di anni.
Si concentrò, quindi, sulla novità. Allungò le manine nel tentativo di afferrarne una e - stupore! - si accorse di avere di fronte due esseri davvero singolari: erano farfalle molto grandi, con due ali luccicanti e multicolori che sostenevano ciascuno un corpicino rosato da fanciulla.
Lo sguardo sorpreso e curioso di Eleanor le gratificò e alla loro danza aerea si accompagnò una risatina lieve come un tintinnio, poi si librarono più in alto dirigendosi verso la casa.
Eleanor le accompagnò con gli occhioni verdi spalancati, poi le gambette tornite decisero di seguire la stessa direzione. Saltellando verso l'alto nel tentativo di afferrarle, la bimba percorse il corridoio che conduceva alla sala da pranzo, sorda dei richiami della cuoca che l'aveva scorta dalla cucina.
"Enite faffalle!", gridava. Ma gli strani esserini alati continuavano a farsi beffe di lei con risatine tinnule, disegnando in volo ghirigori sempre diversi per disorientare la piccola.
Non ottennero risultati. Eleanor non avrebbe desistito, ormai era chiaro.
Arrivati alla sala da pranzo, le due strane farfalle rinunciarono alla fuga e le si avvicinarono; la fissarono con i loro piccoli e neri occhi a mandorla, mentre la bimba soddisfatta rivolgeva loro un enorme sorriso.
"Shiete angioletti o bimbe?", chiese felice. Le due creature si guardarono dando l'impressione di non aver capito, poi all'unisono fecero segno di no con il piccolo capo. Una sorta di melodia echeggiò per la stanza: "Voi ci chiamate...fate".
Ma la melodia s'interruppe, scontrandosi con i toni striduli e sempre più vicini emessi dalla cuoca che chiamava la bambina dal corridoio.
Gli esseri alati si staccarono da Eleanor e si precipitarono verso la serratura della credenza. Eleanor le rincorse per l'ennesima volta.
"Non ci seguire! Resta lì!", cantò ancora la voce.
Ma cantò invano.
Mentre la prima fata spariva per incanto dentro la serratura del mobile e la soglia della stanza veniva oscurata dalla sagoma della corpulenta cuoca, la piccola Eleanor si avvicinava alla seconda, le ghermiva le gambe minuscole e, con lei, veniva risucchiata in un vortice di luci e colori perdendosi nell'oscurità dell'angusta apertura di legno.
"ELEANOR!", urlò la cuoca. E, come se avesse esaurito tutto l'ossigeno a sua disposizione, la voce le si spense in gola; fu allora che il buio la inghiottì, seppur un buio diverso da quello che poco prima aveva fagocitato la bambina.
Quando poco più tardi la cuoca di casa McConnor riprese i sensi, tutto quello che riuscì ad articolare fu un racconto sconnesso di fate e rapimenti, di cui del resto la verde Irlanda trabocca, senza essere in grado di proferire niente di più convincente circa la sparizione di Eleanor. Genitori, fratellini, tata e servi la cercarono in tutta la casa e dintorni per tutto il giorno ed oltre, fecero appello alle forze dell'ordine locali, a parenti, amici e conoscenti, vissero per giorni, settimane, mesi, anni, nella speranza di avere sue notizie, ma nulla!
Davvero la piccola Eleanor McConnor, due anni da compiere a giugno, ultimogenita del proprietario terriero Gerald McConnor, era sparita nel nulla e per anni a Clarinbridge e nella contea di Galway si parlò di lei e di come, una mattina di marzo del 1893 fosse stata rapita dalle fate.
Copyright Etain
(Storia pubblicata quasi un anno fa sul blog di Tiscali. Fa da incipit ad un mio lungo, ed ancora incompiuto, racconto fantasy. L'ispirazione? Un sogno.)
