
(pubblicata anche su La Musica dei Boschi Vol.1)

E un astronomo disse: Maestro Parlaci del Tempo.
E lui rispose:
Vorreste misurare il tempo, l'incommensurabile e l'immenso.
Vorreste regolare il vostro comportamento e dirigere il corso del vostro spirito secondo le ore e le stagioni.
Del tempo vorreste fare un fiume per sostate presso la sua riva e guardarlo fluire.
Ma l'eterno che è in voi sa che la vita è senza tempo
E sa che l'oggi non è che il ricordo di ieri, e il domani il sogno di oggi.
E ciò che in voi è canto e contemplazione dimora quieto entro i confini di quel primo attimo in cui le stelle furono disseminate nello spazio.
Chi di voi non sente che la sua forza d'amore è sconfinata?
E chi non sente che questo autentico amore, benché sconfinato, è racchiuso nel centro del proprio essere, e non passa da pensiero d'amore a pensiero d'amore, né da atto d'amore ad atto d'amore?
E non è forse il tempo, così come l'amore, indiviso e immoto?
Ma se col pensiero volete misurare il tempo in stagioni, fate che ogni stagione racchiuda tutte le altre,
E che il presente abbracci il passato con il ricordo, e il futuro con l'attesa.
Kahlil Gibran
... esattamente 31 anni fa, un lunedì d'autunno in cui il sole tiepido trapelava tra i rossi e i castani delle foglie.
Inseguo il Tempo per catturarlo e rinchiuderlo, ma questo continua la sua invisibile corsa lungo il filo della storia.
A pensarci mi assale una malinconia dolce e acre insieme.

Giornate senza tempo
trascorse sopra amache digitali,
virtuali momenti di svago
gravati da torve cefalee.
Ritmi impari scanditi
su tastiere polverose,
al pari di ticchettii cerebrali.
Pulsazioni in gigabyte
confuse con neuroni privati
di sonno ed allegrezza.
Tic tac del rifugio,
dove i grovigli mentali
si purificano dalle invariabilità
del tempo che scorre e batte e fugge,
per ritrovare la bellezza
del vuoto e del silenzio
nel luogo non-luogo in cui
la mente re-impara ad ascoltarsi.
Etain, 5 luglio 2005