
Sono la tua Creatura.
Nuoto nuda Crisalide nel mare amniotico
attendendo lo spiraglio vitale alla fine del tunnel.
Pre-vedo –bisturi divaricanti- le mani spietate
che mi strapperanno dall’uterino appiglio,
che srotoleranno dall’affettuoso bozzolo
l’involucro vergine ed avviluppante
del mio Corpo Larvale ed Argilloso.
Attendo…
Attendo di plasmarmi
Farfalla d’inchiostro dalle tue mani.
La tavolozza del tuo cuore, poi,
mi decorerà di bellezza e cacofonia pastellea.
La tua mente –ragnatela di cerebrali esplosioni-
distillerà da me il nettare che avrò rubato ai fiori del mondo
e ne berrà un Bacco stagionato, forse, da troppi sapori.
Petalo morto
richiamerò a me la voce del vento ché divenga la mia Voce.
Corpo di sussurro
sfiorerò l’eolica carezza affinché sia anche la mia Carezza.
A questa mi aggrapperò per raggiungere l’orecchio,
la corda sottile, sola tra tante,
orfana, forse,
ora, ancora, da sempre,
tesa, pronta ad udire,
ad afferrare,
sopraffatto dal Rumore del Mondo,
il Bisbiglio volatile della Poesia.
Etain, 7 dicembre 2000
(pubblicata anche su La Musica dei Boschi Vol.1)
Assorta, fissavo senza vederlo il compagno di viaggio di fronte a me.
I vagoni scivolavano sui binari intonando con le rotaie la nota melodia metallica.
In verità, poche cose di quel viaggio devono aver colpito i miei sensi, se non il ripetersi di quella musica e quell’inquietudine indefinita che accompagnava il mio sguardo mentre si perdeva oltre il finestrino.
Dapprima gli occhi si confusero nel tentativo di focalizzare gli oggetti che scorrevano nella porzione più vicina del campo visivo. Inutile.
Il mondo intero scivolava all’indietro in una folle corsa opposta alla corsa del treno.
Verificato che mi sarebbe stato impossibile fermare con lo sguardo i contorni policromi di quel mondo in corsa, mi costrinsi ad immaginare l’alternarsi di alberi, cespugli fioriti, sterpi secchi, cartelli segnaletici e argini di cemento.
D’un tratto, l’intrico di colori e forme si dipanò, lasciando generosamente il posto ad ampi paesaggi dai contorni netti e dal contenuto variegato. Correvano e velocità decrescenti fin quasi a fermarsi sull’orizzonte.
La memoria rievocò una nozione sepolta ed una severa voce maschile m’invase : “L’effetto parallasse è la variazione apparente di posizione che un corpo sembra compiere rispetto allo sfondo”.
Lo sguardo ne fu rapito.
Distese di campi coltivati divise in solchi rettilinei e regolari attirarono subito la mia attenzione e promisero nuova quiete ai pensieri. Tra una retta e l’altra si ergevano neonati tremuli steli.
Seguirono un gruppo di alberi, un ponte sopra un torrente, pianure incolte punteggiate da casolari dai tetti ad angolo.
Un’abitazione scalcinata occupò per un attimo l’intero campo visivo, poi il flusso di natura tornò.
Lontano sfilava una mandria guidata da uomini-formica, mentre l’area recintata più vicina, che continuava a correre con più impegno, mi era sembrata abitata da un gruppo ben assortito di cavalli.
Quel che più mi sembrava vicino continuava a scorrere via più velocemente e ad essere sempre più difficile da afferrare e fissare in modo definitivo, così come è in effetti difficile fermare l’attimo vissuto nel presente.
Poi lo sguardo volse lontano.
Altre case, altre macchie di colore sulle diverse gradazioni di verde, ma la cui corsa sembrava aver perso vigore. Alcune apparivano abitate e i recinti, le siepi potate e le automobili parcheggiate nei viali d’ingresso ne erano testimoni. Altre avevano le imposte serrate e l’intonaco sgualcito dai troppi anni di solitudine.
Infine, il profilo di colline e vette remote reclamarono le mie attenzioni.
Morbidi spigoli grigio-azzurri con screziature di verde e marrone si spostavano appena carezzando il cielo. Ora apparivano quasi immoti, vividi come i ricordi del passato.
Lo rividi in quelle montagne, così lontane eppure così chiare e solide ai miei occhi.
Poi lentamente anche quelle figure si allontanarono sullo sfondo, mentre ai loro piedi nuovi paesaggi si sostituivano ai vecchi.
Mi immersi di nuovo nel flusso delle immagini in movimento, ma la galleria inghiottì ogni colore.

Etain
(racconto già pubblicato su La Musica dei Boschi Vol.1)