29 agosto 2006
Caro diario,
sapessi quante cose mi sono successe dall’ultima volta – Miao!
Me lo sentivo io che sarebbe stato un periodaccio (non per niente ho dei poteri magici da strega…).
Dopo l’episodio delle gocce fredde negli occhi, mamma e papà mi hanno messa in punizione: non solo hanno preso le borsegrandi di nuovo, ma anche la gabbiettacattiva per portarmi via dalla mia casetta.
Sapessi che spavento!
Una mattina si sono alzati presto e mi hanno dato la caccia per tutta casa pur di costringermi ad entrare in quel postaccio. Io ho provato a nascondermi, ma loro erano in due contro una – miao, non vale! – e alla fine l’hanno avuta vinta.
E come se non bastasse, poi siamo andati in un posto gigantesco pieno di gente e di strani rumori che non so come si chiama, ma che conosco bene perché ci sono già stata altre volte. Si deve aspettare un po’ fino a quando ti fanno entrare in un aggeggio enorme che fa rumore e che mette tanta paura, ma che ti porta come per magia in un altro posto.
Mamma e papà si sono seduti come se niente fosse e hanno appoggiato la gabbiettacattiva con me dentro vicino ai loro piedi. Ogni tanto mi si avvicinavano chiamandomi o miagolando se andava tutto bene.
Ma che miao di domande mi fanno? Io avevo solo una gran voglia di vomitare e scappare e piangere! Ero convinta che per me fosse arrivata la fine (se ancora ci penso mi scappa una lacrima, sniff).
Per farla breve, dopo essere usciti dall’aggeggio rumoroso siamo stati su un altro aggeggio che cammina insieme con un signore dall’aria familiare. La mia mamma lo chiamava “papà”, come io chiamo il mio papà con le due zampe.
Alla fine siamo arrivati in un’altra casa, più grande della mia casetta, e per prima cosa ho pensato bene di nascondermi sotto un divano.
Solo dopo un po’ di tempo mi sono accorta che io lì ci ero già stata e che riconoscevo la stanzetta. Ho fatto qualche prudente giro di ricognizione e, dopo una bella fiutata, mi sono ricordata che quella era la casa della zia Deborah, dei nonni e del cuginetto Icaro, miao.
E infatti, paura iniziale a parte, devo dire che in questa casa grande mi ci sono trovata proprio bene: acqua e pappa sempre fresche, stanza tutta mia – l’ho dovuta dividere solo qualche volta con il nonno (quello che la mamma chiama “papà”) quando lavorava su non so quali cose colorate che poi si appendono ai muri -, coccole da tutti, un casino di angoli segreti tutti da esplorare – anche se qualche volta la nonna mi miagolava forte e mi cacciava -, e giochi con Icaro, il mio amichetto dell’anno scorso che ho ritrovato.
Mi sono divertita un mondo a rincorrerlo e a fargli i dispetti, tanto lui non si arrabbiava quasi mai, anzi mi lasciava fare e mi ospitava spesso sulla sua enorme terrazza. Che gentil-gatto, miao! E che fortunato ad avere tanto spazio tutto per sé. Confesso che a volte lo facevo apposta a rubargli i suoi posti all’ombra preferiti, ihihihi.
Certo, mi sono chiesta come facesse ad essere tanto grosso, soprattutto perché mi ha miagolato di avere 4 anni, per cui è solo un anno più grande di me.
Ora sono un po’ giù perché non lo vedo più.
Cioè, sono felicissima di essere tornata a casetta e non vorrei più tornare nella casa grande di Icaro perché sennò mi costringono a salire sull’aggeggio magico – e quindi nella gabbiettacattiva, gulp! -, però la compagnia di quel gigante buono mi manca, eccome!
Spero che prima o poi venga lui a trovarmi nella mia casetta, anche se onestamente non saprei proprio dove metterlo… la mia cuccia non è grande abbastanza per tutti e due!
Per consolarmi, stavolta metto sotto una sua foto, così quando voglio gli do un salutino con la zampa e una strofinatina sul naso.
Ciao, Icaro, spero di rivederti presto!
Che altro gli dovevo miagolare... miao?
Ah sì... e smettila di annusarmi il… ehm… “tu sai cosa”.
Se non lo hai ancora capito, io sono una signorina per bene (tanto gentil-gatto per alcune cose, ma per altre un po’ duro di comprendonio, miagolo io… tsé tsé).
E ora vado a sgranocchiare due crocchini.
Miaoooo!
Lucy

Ricordi vanno
sulla sabbia del tempo
sciabordio d’onde

Etain
L'anno precedente, Mider era andato a corteggiare Etain, ma non aveva avuto successo. Il nome con la quale l'aveva chiamata allora era stato Be Finn, «Bella Donna», e questo è il modo in cui le aveva parlato:
Bella donna, verrai con me
nella magica terra in cui brillano le stelle?
Là i capelli sono primule in fiore,
i corpi levigati del colore della neve.
Là non c'è né mio né tuo,
i denti brillano, le ciglia sono nere.
Delizia per gli occhi le nostre folte schiere,
le gote rosse come digitale in fiore.
I colli hanno una tinta rosa puro,
delizia per gli occhi le uova dei merli;
se Eriu è bella da guardare,
rispetto alla Grande Piana è landa desolata.
Inebriante è la birra di Inis Fail;
più inebriante quella della Grande Terra.
Incantato è il paese che descrivo:
la giovinezza non invecchia mai.
Tiepidi, dolci ruscelli bagnano la terra,
idromele e vino dei migliori.
Un nobile popolo, e senza macchia,
concepito senza colpa né peccato.
Vediamo tutti e dovunque,
nessuno vede noi:
la tenebra del peccato di Adamo
ci nasconde agli sguardi dei mortali.
Donna, quando verrai tra il mio popolo orgoglioso,
avrai in capo una corona d'oro;
fresca carne di maiale, latte e vino
divideremo insieme, bella donna.
Tratto da "Il corteggiamento di Etain", racconto mitologico della Terra d'Irlanda, risalente al IX secolo e giunto a noi integralmente grazie ad un manoscritto della fine del XIV secolo, il "Libro giallo di Lecan", in cui è stato conservato.
