La Musica dei Boschi Vol. 2
Io, umile bardo…
Sono una donna che ama i cambiamenti, che si sollazza in tenui sogni da bambina, che cerca nei pallidi versi un riflesso di se stessa. A volte la ricerca trova un senso, a volte fruga invano. E intanto spargo nel bosco parti di me.

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Home » Ottobre 2006
Visita a Mr. Autunno
sabato, 28 ottobre 2006 - 17:24

Sono venuta a trovarti, Mr. Autunno e ti ho trovato chino sul tuo tavolo da lavoro.

Eri silenzioso, ma ogni parte di te aveva qualcosa da raccontare.

Al mio arrivo hai sollevato appena lo sguardo e ho visto. Ho visto i tuoi occhi nocciola irradiarsi d’oro mentre le labbra s’increspavano in un benvenuto dolce e amaro insieme, il sorriso che solo tu sei mai stato capace di donare.

C’è tepore in te, ma anche tanta mestizia.

Ho sempre pensato si trattasse di una mestizia screziata che preconizza la stagione dei ghiacci, ma che ama stemperarsi nei profumi dell’ultimo stralcio di sole.

Ti ho osservato a lungo per riuscire a carpire ogni tua singola sfumatura e sono giunta alla conclusione che non esistono sfumature.

Tu e i tuoi colori siete un unico opale cangiante.

Ora sollevi la mano del lavoro, posi il giallo oro per afferrare l’arancio.

Stai colorando sempre la stessa foglia da almeno 10 minuti. Non ti chiedo quanto ci metti di solito, non mi risponderesti. Il tuo tempo, lo so, non è il mio tempo.

Mi siedo accanto a te e ti osservo, mentre la mente d’inebria del pout pourri di profumi.

Il pout pourri della vita che muore per rigenerarsi.

Noto che l’arancio inizia a fondersi con lo sfondo e che inizia a spuntare una screziatura marrone. Ecco, ora prendi un altro pennarello. È il rosso e mi ricorda la compattezza delle amarene mature. Poco dopo, ti fermi, contempli la tua opera, poi con uno scatto da artista scegli un pennarello color prugna ed elargisci un ultimo tocco.

Questa foglia è ultimata e subito ne strappi un’altra – curioso, non l’avevo notato - dal mantello che indossi. Un infinito mantello di foglie verde bottiglia che ondeggiano nell’attesa.

Restiamo così, seduti l’una accanto all’altro, come due innamorati che hanno imparato a comunicare senza parole e senza contatto.

Soltanto profumi e colori. Ecco cosa sento quando mi sei vicino.

Ti prego, Mr. Autunno, non mandarmi via.

Anche questo brano lo trovate su Rosso Venexiano, per l'iniziativa "Les feuilles mortes"

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In ---> racconti, surreale, istantanee
“Stop to dream Autumn”
giovedì, 26 ottobre 2006 - 13:44
Venti di passato aleggiano,
come flutti sommergono
diapositive spente.
Respiro reperti imbottigliati
in essenza di mandarino,
e spezie - diffusori d’odori –
invadono il presente,
chicchi di granato s’immergono
tra bisbigli di foglie.
Sapori croccanti che svelano
melodie già ascoltate
inasprite dal dolore
- a volte -,
addolcite da coltri spesse
- a volta -.
Cosa non si fa per dimenticare?
Risate pungenti,
lacrime zuccherine,
sonni il cui ristoro è artificio.
E l’immagine di sfoca,
come contorno frastagliato
di colline d’infanzia
invase dalla tramontana.
Nebbie pesanti, ma
– involte – il velo va svelato.
Autunno dannato…
Smetti di sognare!
Dimentica.

Foto di Patrizio Tamburrino

Trovate questa poesia anche qui, su Rosso Venexiano, per l'iniziativa "Les feuilles mortes"

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In ---> poesie, introspezione, rimembranze, blog-eventi
«Marea»
lunedì, 23 ottobre 2006 - 12:34
Tu, marea
che plachi le tormente,
vesti gli scogli con le tue carezze.
Profondo e traditore è il cuore,
fragile e gonfio di nostalgie
se non sente il tuo abbraccio.
Nudo è il corpo e muto,
e agogna paramenti e parole
che tu sola puoi restituire.
 
Tu, marea nutrice
dai forza alla mia corteccia
adorna solo di fuscelli inariditi,
screpolata dai troppi pianti
cui solo la Signora delle Notti
- serafica amica! - risponde.
E a Lei racconto che ti amo.
A Lei, paladina del nostro amore.
 
Sei tu, mia marea,
mia forte marea,
che bramo senza posa.
E anche nella tempesta,
avvolta in te divento feconda
tetragono alle sferzate del vento
e ansa ai colpi dei tuoi flutti.
Tu, mia marea,
tu, mia onda.
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In ---> poesie, dediche
Poetiamo insieme su
giovedì, 19 ottobre 2006 - 17:14

Avete mai creato una storia con il metodo del brain-storming, vale a dire, inventando personaggi e situazioni in gruppo? O anche una poesia a più mani?
Ebbene, noi vi proponiamo di creare una catena di haiku in cui ciascuna strofa deve richiamare solo quella precedente, così da dare un variegato movimento all’interno della composizione fino a
 costituire un Renga di Gruppo!

"SOTTO L’ALBERO" si svolgerà sul blog "Ama no gawa" e durerà 4 giorni, a partire dalle 00.01 di lunedì 6 novembre fino alle 23.59 di giovedì 9 novembre.

Se siete interessati a partecipare temete d'occhio il blog in questione.

Per maggiori informazioni, cliccate qui.

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In ---> news, haiku, renga, blog-eventi
lunedì, 16 ottobre 2006 - 12:21
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In ---> haiku, haiga
Ritorno a Thesla
venerdì, 13 ottobre 2006 - 17:06
Sybil si era svegliata quella mattina con una strana sensazione di oppressione, come se da un momento all’altro stesse per oscurarsi il sole, come se qualcosa potesse schiacciare la Sacra Mano di Nywad. Ripeté a se stessa che tutto sarebbe andato bene, eppure non era tranquilla ed aveva tutte le ragioni per non esserlo.
Era finalmente giunto il giorno: il giorno in cui avrebbe rivisto il grande Duarcán, il suo Duarcán.
Sospirava di gioia e di timore, ma era solo questo?
No, certo, era anche preoccupata perché proprio quel giorno la persona a cui teneva di più al mondo avrebbe fatto ritorno a casa dopo i cinque anni durante i quali aveva soggiornato presso l’Accademia d’Arte e Magia di Glassed, rinomata città a sud di Thesla che godeva della protezione di una dimensione spazio-temporale confinante e che, pertanto, il male non era ancora riuscito ad intaccare.
 Eppure tutto questo non giustificava tanta ansia.
Nervosamente, si cambiò d’abito per distogliersi dai brutti pensieri. Indossò un lungo vestito di seta cobalto, che le cadeva morbidamente sul corpo alto ed esile e le faceva risplendere il blu intenso degli occhi, e raccolse in alto i capelli corvini che il tempo non era riuscito a sbiancare. Ma non servì a molto.
Fu allora che l’avvertì.
Fredda, glaciale, tremenda, dentro di sé. Lei era là! Sapeva che poteva tornare, ma perché proprio adesso? Perché, dopo vent’anni in cui era riuscita a sfuggirLe, perché doveva tornare proprio adesso? Non vi fu nessuna risposta…
Non adesso!, il grido si spense in un’eco muta dentro la sua gola ed infine si perse in un labirinto d’oblio.
Quando due ore più tardi, la persona a cavallo si avvicinò al rigoglioso giardino della Sacerdotessa di Nerbia, non vi trovò anima viva.
Stranamente l’apertura del cancello era stata forzata, le aiuole di erbe mistiche divelte, le porte scardinate, mentre le tende stazzonate ondeggiavano tristemente scoprendo gli interni scuri e disordinati. Il visitatore scese lentamente da cavallo, troppo sorpreso per comprendere l’accaduto, poi allarmato si precipitò verso le arcate dell’ingresso:- Madre!
Il solo a rispondere fu il silenzio.
 
Quando il vecchio Duarcán raggiunse Thesla, il luogo incantato in cui viveva la Sacerdotessa, non trovò il fulgido sguardo di zaffiro, né il sorriso tanto amato ad attenderlo, ma un ragazzino infagottato in un mantello di pelle di daino e rannicchiato sugli scalini dell’ingresso dell’abitazione. Da lontano sembrava che tremasse. Il cappuccio ricadeva sul suo viso di cui s’intravedeva solo il mento, tra le mani stringeva un brandello di seta blu cobalto ed un oggetto luminoso, forse una gemma. Un cavallo interamente bianco, fatta eccezione per una strana macchia nera sulla fronte, pascolava intorno al giardino aggredito. Il mago si avvicinò con cautela, gli occhi che si sgranavano sempre di più dinanzi allo spettacolo inatteso.
“Per tutti i Rhuimor!”, fu l’esclamazione che sortì dalle sue labbra. Capì che il giovane doveva essere giunto dopo quella devastazione.
Quasi soprappensiero scese da cavallo ed oltrepassò quel che restava del giardino.
Quando fu più vicino all’ingresso riconobbe il gioiello che gli brillava tra le dita: era il magico Medaglione delle Metamorfosi, il simbolo delle Sacerdotesse di Nerbia, e non poteva che essere quello di Sybil. Fu allora che temette per la sua vita.
“Ragazzo, cosa è successo qui?”, la voce gli tremava.
“Cosa ne è stato di Sybil? È…è… “, non riuscì a finire la frase.
“Togliti dalle scale! Fammi passare! Se lei è lì dentro… io… devo vederla capisci?”, e cercò di spingerlo via. Ma questi non si mosse né alzò lo sguardo.
“Sybil non è qui. Qualcuno deve averla portata via con la forza, e c’è al mondo una sola persona capace di farlo. Tu sai bene chi è, vecchio!”, il tono era distante, quasi perentorio, ma le lacrime centellinavano sulle sue mani e sulla stoffa blu.
“Solo la furia di una magia negativa può aver oltrepassato le barriere invisibili del cuore di Thesla”, continuò, “solo una forza uguale e contraria a quella di Sybil può aver infranto la barriera. È stata Creusa!”, esclamò con odio. Fu allora che si alzò di scatto e si diresse con decisione verso il cavallo. Duarcán non credeva alle sue orecchie: come faceva quel ragazzino a sapere quelle cose? Ma, soprattutto, come aveva fatto egli stesso a superare i confini invisibili di quel luogo? Solo i privilegiati di Nerbia potevano accedervi e non senza difficoltà: persino il mago aveva dovuto fare appello a buona parte delle sue arti magiche per penetrarvi.
“Aspetta! Dove pensi di andare?”.
“Vado a riprenderla!”, sembrava molto deciso.
“Aspetta! Dimmi, almeno, chi sei?”, ora lo stava rincorrendo.
Il ragazzo montò in sella.
“Forse, mago, tu sapresti rispondere meglio di me a questa domanda!”, solo allora lo strano ragazzo abbassò il cappuccio del mantello. I loro occhi si incontrarono.
“Allora vecchio, dimmi, chi sono io?”.
Duarcán rabbrividì perso nell’intensità di quello sguardo bruciante di passione e di dolore.
Ebbe di rimando un mezzo sorriso che poteva essere di compassione o di ironia.
“Ci rivedremo, è inevitabile. Non temere, lei sarà salva a qualunque costo”.
Detto questo sparì al galoppo nell’intrico della foresta.

N.B.: Spezzone tratto dalla bozza di un racconto fantasy molto più lungo e ancora in via di elaborazione. Di certo, alcune cose non sembraranno chiare... Chiedete pure, forse rispondo e forse no :-p

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In ---> racconti
Dal diario di Lucy (4° episodio)
domenica, 08 ottobre 2006 - 19:01
Roma, 8 ottobre 2006
Caro diario,
era da troppo che non trovavo il tempo di scrivere qualcosa.
Sono stata molto impegnata a fare la guardia alla casa e giocare con mamma e papà, a catturare mosche e sonnecchiare sull’armadio... tutte attività molto impegnative che richiedono il massimo della concentrazione, miao!
Non sono capitate cose straordinarie da miagolare, a parte, forse, qualche gioco particolarmente divertente o qualche birichinata, ma niente che meritasse conseguenze poco piacevoli.
Ieri, ad esempio, stavo facendo il solito giro di ricognizione mattutino, quando ho sentito un profumino delizioso venire dalla cucina, miao!
Le zampette mi hanno guidata veloci veloci fino alla tavola dove era seduta mamma.
Sono balzata sulla sedia e…il profumo metteva un’acqualina!
La mamma stava trafficando con degli animaletti profumati che tirava fuori da un sacco bianco: li posava su una tavoletta, li tagliava con un coltello, poi li puliva con le mani e li metteva dentro una terrina.
Io ho subito appoggiato due zampe sulla tavola, cercando di non perdermi nessun particolare, miao!
La mamma mi ha miagolato di stare giù – come al solito! -, ma non mi sono lasciata scoraggiare.
La mamma mi ha spiegato che quella era una pappa per i grandi che si chiama “gamberetti”, ma che se avessi avuto pazienza me l’avrebbe fatta assaggiare. Pazienza? Miao, chissà cosa avrà voluto dire?
Intanto io ero riuscita a saltare fino alla terrina per vedere e annusare da vicino, ma lei mi ha spinta a terra.
Stavo iniziando a rattristarmi, quando la mamma si è alzata, ha miagolato il mio nome ed è andata fino alla mia ciotola: evviva, mi aveva regalato uno di quegli animaletti profumati!
L’ho subito afferrato coi denti e appoggiato sul tappeto, che è il posto più bello per gustare le cose che mi piacciono di più. Prima ho pensato di tramortirlo con dei colpetti – non si sa mai, avesse voluto scappare -, ci ho giocato un po’ come faccio con le mosche e, alla fine, dopo che la mamma mi ha assicurato molte volte che era buono da mangiare, l’ho divorato. Miao! Era davvero buonissimo!!!
Dopo sono tornata dalla mamma per miagolarne ancora, stando ben eretta sul cuscino della sedia, quello con i disegni blu che è tanto comodo, e lei ogni tanto me ne dava un altro pezzetto.
Ho capito che ieri mamma e papà erano di buon umore perché papà ha dato alla mamma dei pacchetti colorati che si aprono e lei ha miagolato di gioia. Con una delle cose che ha trovato dentro i pacchetti mi ha fatto la foto che ho attaccato qui sopra, anche se per farla mi ha abbagliata con una luce, miao…
Però, dato il risultato, me valeva la pena, no?
Ora vado, caro diario, continuo a fare la guardia: mosche e zanzare fatevi sotto!
 Miaooo!
 
Lucy
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In ---> racconti, istantanee, diario di lucy
Versi caduti
domenica, 08 ottobre 2006 - 16:33

Gocce dal cielo...
Laghi in conche di cemento
per raccogliere
il sale dei ricordi...

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In ---> poesie, istantanee
giovedì, 05 ottobre 2006 - 00:33
Solo un attimo
brillò il piccolo sole.
Poi, luci spente.
 
Ma il Tempo il tuo sorriso
fraterno non oscura.
a G.

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In ---> dediche, rimembranze, tanka, haiga
lunedì, 02 ottobre 2006 - 21:26

“Brume rugose,
nel rosso della sera
rondini in viaggio…
 
Nei chicchi di granato
intiepidisce il cuore.”
Etain
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In ---> tanka, haiga
Artemisia [Rapsodia Colors.net] - Distribuito da - Rapsodia Colors - Grafica di Stile
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