La Musica dei Boschi Vol. 2
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Sono una donna che ama i cambiamenti, che si sollazza in tenui sogni da bambina, che cerca nei pallidi versi un riflesso di se stessa. A volte la ricerca trova un senso, a volte fruga invano. E intanto spargo nel bosco parti di me.

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Home » Dicembre 2006
Racconto di fine anno...
venerdì, 29 dicembre 2006 - 12:54
Il segno di Memé
 
 
- Vi dimostrerò che l’Aldilà esiste -, l’accento cantilenante dell’entroterra catanese, accompagnato dal sorriso lento e dolce, circondò come un invisibile abbraccio le due donne che sedevano di fianco al letto di Carmela Sciuto.
- Oh, cara Memé, tu sei sempre stata la più ottimista tra le ragazze della nostra famiglia -, sospirò la più anziana usando il nomignolo affettuoso con cui avevano sempre chiamato la cugina malata. Nel suo paese natale, giù in Sicilia, era conosciuta come ‘a signurina Mela[1], ma a loro due quell’appellativo non era mai piaciuto.
- E tu sempre la più dubbiosa, mia dolce Maria -, si schiarì la voce per fermare il colpo di tosse che sfregava la gola. In cuor suo, ringraziò il cielo per averle concesso ancora un briciolo di forza e di lucidità per parlare con le due cugine. Oramai da tre mesi si stavano occupando di lei.
Rimpiangeva i luoghi che aveva dovuto salutare per curarsi, ma amava troppo la vita per rinunciarvi. Era ancora così giovane, poi.
Solo 46 anni e questo “male” che la consumava poco a poco.
Al paese, da anni se la cavava da sola: non si era mai voluta sposare dopo la morte in guerra del fidanzato Giovanni. Dalla fine della guerra erano passati ben 29 anni, un alternarsi di gioie e di dolori, come è inevitabile per tutti.
Poi la malattia l’aveva presa e, dopo sei mesi il medico le aveva detto: “Signorina Carmela, io qui non posso più farvi niente, vi mando da un bravissimo collega del San Camillo di Roma”.
E così, aveva chiuso la casa di Milo, sutt’ all’Etna[2], e aveva preso il treno.
Poi a Roma c’erano cugina Maria e cugina Nunzia, che erano tanto care. Lei viveva con Maria, la maggiore tra le due, il marito Vittorio e loro figlio Giulio, un caruseddu[3] di 16 anni. Nunzia e il marito Antonio avevano un bilocale poco lontano.
- Che ti devo dire, Memé…noi siamo cresciute qui a Roma, ci manca il profondo senso religioso del paese. E dire che qui abbiamo il Papa… -, intervenne Nunzia, sollevando gli occhi dal telaio.
- Appunto, dico io. Non vi capisco proprio -, sospirò Memé, - Secondo voi, allora cosa ci stiamo a fare su questa Terra? Io dico che ‘u Signori[4] esiste, lui ci ha creato e da lui riturnamu[5].
- Sì, certo, questo lo dicono i preti! Ma nessuno si è mai preoccupato di fornirci una prova -, Maria fece un mezzo sorriso.
- Eccola qui, l’incredula! Chi sei? San Tommaso? -, la guance pallide assunsero un lieve rossore, - Dovevano chiamarti Tommasina -, stavolta la tosse sfogò in un accesso.
- Memé, non ti sforzare a parlare troppo -, Maria le porse un bicchier d’acqua.
L’inferma attese che il respiro tornasse regolare, poi dichiarò con convinzione:
- Ve l’ho detto prima e ve lo ripeto adesso: visto che tra le tre può essere che sia la prima a vedere la morte, farò in modo di darvi una prova!
- Ma cosa dici, Memé?! -, la interruppero le altre, - Finisce che ci sotterri prima tu!
- Non sono stupida, so che non camperò ancora per molto… -, deglutì lentamente, - Per me questo è come un giuramento, perché sono sicura che esiste un’anima che vive dopo la morte, e con questa anima io vi lascerò un segno.
Le due sorelle tacquero, non per paura, ma per rispetto.
Il silenzio diede solennità alla parole di Memé.
 
******************
 
- Vittorio, caro, hai per caso visto i miei guanti di pelle? -, da un paio di minuti Maria stava ispezionando con ansia la stanza da letto.
- Hai provato a vedere sul mobile dell’ingresso? Ti ricordo che li posi lì ogni volta che rientri -, il marito aveva parlato con tono distratto dal divano del soggiorno.
Era intento a sfogliare un Topolino, un’abitudine cui era affezionato dal ’49, quando ancora il giornalino costava 60 lire. Ora stringeva tra le mani il numero 999, il ‘75 sarebbe iniziato regalando a lettori e collezionisti l’atteso numero 1000[6].
Già, il 1975. Mancano un paio di giorni al nuovo anno, speriamo vada meglio del vecchio, si disse l’uomo sospirando.
- Ma insomma, Vittorio! -, il tono e le braccia ad angolo appoggiate ai fianchi non promettevano nulla di buono, - Ti sei dimenticato che l’ospedale ha orari fissi per le visite? Voglio vedere Memé, oggi. Poverina, ormai le è rimasto così poco da vivere…
L’incrinarsi della voce della moglie spinse Vittorio ad alzarsi.
- Va bene, mi cambio la camicia e sono pronto -, le si avvicinò, - Faremo in tempo, vedrai.
- È che ieri sera sembrava così grave… non riusciva più a parlare, avresti dovuta veder…
La donna sobbalzò.
Uno schianto.
- Maria, hai di nuovo lasciato aperta la finestra della cucina! -, Vittorio era irritato, - Di certo si sono rotti i vetri.
- Ma no, caro, io ho chiuso di sicuro!
Ma il marito era già corso verso la cucina.
Maria rabbrividì per il freddo.
Dovevano esserci meno di 10 gradi fuori e il cielo di dicembre era impenetrabile.
In quei giorni, il mondo sembrava velato da una cappa di cenere.
- Cara, vieni qua, corri! -, la voce era concitata.
La donna si mosse mesta, l’ultima cosa che le andava di fare in quel momento era mettersi a raccogliere cocchi.
Ma il marito non era in cucina.
- Vittorio, che ci fai lì immobile davanti alla camera degli ospiti? E perché l’hai aperta? Non vorrai farmi credere che è stata la corrente dalla cucina… L’ho chiusa a chiave e bloccata con il ferro da quando Memé è tornata al San Camillo.
- Veramente io…
Driiinnn driiinnn driiinnn
- Il telefono… se è Nunzia dille che arriviamo! -, era chiaro che toccava a Vittorio rispondere.
Maria si sentiva frastornata. Fissava la porta con le doppie ante spalancate quasi senza vederla, mentre avanzava di qualche passo nella stanza.
Si accorse che la finestrella della camera era aperta.
Strano, ricordavo di averla chiusa. Ma dove ho la testa in questo periodo. Potrebbe essere stato questo ad aprire la porta?
Attraversò la stanza con l’intento di chiudere la finestra, ma dovette fermarsi.
Gelo.
Una sensazione di freddo che non aveva mai provato e un lungo brivido. Le attraversò la schiena, fermandosi alla nuca. Si sentì accapponare la pelle e allo stesso tempo provò un’insolita emozione.
Le salirono le lacrime agli occhi, ma inspiegabilmente si sentiva rasserenata.
Fu così che la trovò Vittorio.
- Maria…
- Che c’è? -, la voce le tremava e non sapeva più perché.
- Dobbiamo andare all’ospedale -, trattenne il fiato per un attimo, - Memé è…
L’uomo le si fece vicino.
- Fa freddo qui -, le circondò le spalle come le braccia, - Vieni di là.
Maria non si mosse.
Voleva fermare il più possibile dentro di sé il ricordo di quel lungo brivido che l’aveva percossa, come un tocco leggero.
- Era Nunzia?
- Sì.
- È morta vero?
- Sì.
Un sorriso lieve tra le lacrime.
- Era questo allora… Era Memé. Era il suo segno.
La finestra sbatté forte e l’anta di richiuse come se la mano del vento l’avesse guidata dall’esterno. 
 
 
 
 
 


[1] La signorina Mela: “Mela” è il diminutivo di Carmela più diffuso nel meridione.
[2] Ai piedi dell’Etna.
[3] Ragazzetto, qui inteso in senso affettuoso.
[4] Il Signore.
[5] Ritorniamo.
[6] Lo storico  n.1000 di Topolino è stato distribuito per l’esattezza il 26 Gennaio 1975; era il millesimo numero a partire dal primo libretto mensile edito il 1 Aprile del 1949, ma il vero esordio delle tavole disneyane nelle edicole italiane risale al Natale del 1932 e aveva frequenza settimanale.
 
 
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In ---> racconti, festivita
Altro regalo di Natale...
domenica, 24 dicembre 2006 - 15:41

... per me e per voi!

Sul sito Raccontare è da oggi disponibile il mio primo e-book: una piccola raccolta di 10 mie poesie.

Chi volesse scaricarlo deve fare un click sulla copertina, qui sotto.

Ancora...

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Uno splendido regalo di Natale
mercoledì, 20 dicembre 2006 - 21:13

Oggi ho ricevuto il mio primo regalo di Natale da parte di un gruppo fantastico di bloggers e creativi: una recensione sul blog Frammenti di Rosso Venexiano.

Per leggerla basta un click qui. 

 

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In ---> news, accadde oggi, festivita, blog-eventi
Fiaba di Natale
giovedì, 14 dicembre 2006 - 20:12
Selavern e la sfera misteriosa

C’era una volta un giovane principe, che viveva in un lontano mondo incantato del cui nome si è persa memoria.
Il suo nome era Selavern ed era il primogenito del Re Supremo di quei misteriosi luoghi. Il periodo in cui si svolsero i fatti che sto per narrarvi, non erano tempi facili per il giovane Selavern. Aveva da poco compiuti 4 lustri ed era per lui giunto il momento di prender moglie.
Il nostro era stato promesso fin da bambino ad una fanciulla di nome Maela, figlia del Re di un paese limitrofo, ma questa era stata rapita quando era ancora una bambina e nessuno, in quei 10 anni, era riuscito a trovarla.
Selavern ricordava con affetto il periodo in cui giocavano insieme ed aveva giurato a se stesso di sposarla e renderla felice. Ma adesso tutto era cambiato: al posto della dolce Maela, avrebbe dovuto sposare per ragioni di stato un’altra ragazza, che, oltre ad avere un pessimo carattere, non possedeva neanche la metà delle virtù della sua Maela.
Il principe se ne stava appoggiato al balcone della sua stanza con aria affranta, quando un valletto interruppe le sue riflessioni, recapitandogli un pacchetto.
Sarà un altro ridicolo regalo di nozze, pensò strappando l’incarto colorato. Ma, - sorpresa!- dentro c’era una lettera con un sigillo rosso e un altro minuscolo pacchetto.
La lettera era firmata da uno sconosciuto, tale Sir Sinterklaas, il quale sosteneva che la principessa Maela sarebbe stata portata in un posto chiamato “Terra” da uno zio mago. Costui l’aveva rapita per vendicarsi del fratello che l’aveva diseredato, favorendo al suo posto la figlioletta. Secondo questo Sinterklaas, la principessa negli ultimi anni era vissuta senza ricordare la sua vera identità, ma ora era possibile raggiungerla grazie all’oggetto magico contenuto nel pacchetto.
Sapeste quale fu la gioia di Selavern nell’apprendere la notizia!
Certo, ebbe anche un attimo di esitazione, come avrebbe fatto chiunque. Chi mai era questo signore che lo contattava dopo tutti quegli anni? Si poteva fidare? E se fosse stata una trappola?
Ma che importava! Il nostro principe aveva preso la sua decisione.
Aprì il pacchetto e dentro ci trovò un oggetto sferico d’argento, - ma probabilmente era di qualche lega metallica sconosciuta -, con sopra dei ricami d’oro e, da una parte, un anellino sottile con attaccato un cordoncino dorato.
Il principe lo osservò con attenzione, lo girò e rigirò tra le mani, appese persino la strana palla per il cordoncino ad un gancio che spuntava dalla parete, ma… non successe nulla. Stava per riprendere la sfera, quando si fermò a guardare il proprio riflesso arcuato sulla superficie della palla: stava cambiando! Dietro ai ghirigori dorati e al suo viso, colori e figure diverse stavano emergendo dallo sfondo, come se risalissero dalla profondità del mare. Selavern se ne sentì spaventato ed attratto allo stesso tempo. Cominciava a distinguere i contorni di una stanza sconosciuta, oggetti appesi ad una parete ocra, aggeggi inusuali ai suoi occhi che sembravano fatti apposta per sedersi e al centro, come incassato nella parete di fronte, una sorta di fuoco. Curioso, sembra quasi di sentirne il calore, pensò il giovane.
D’improvviso si sentiva il volto in fiamme e, prima di rendersene conto, si ritrovò proprio dentro la stessa stanza che prima stava osservando. Ci era proprio finito in mezzo e teneva in mano la misteriosa sfera argento e oro.
Il cuore sobbalzò nel petto e gli occhi si sgranarono sempre più.
Sentiva il tepore delle fiamme che saltellavano in quello che – ormai avrete capito - era un caminetto, ed un profumo dolciastro invadeva l’aria. Si voltò e alle sue spalle scoprì un’enorme piramide verde ricoperta di nastri luminosi e di miriadi di sfere simili a quelle che lui stesso teneva in mano. Emanava luci e profumi che Selavern non aveva mai sperimentato e, malgrado iniziasse a rabbrividire per il freddo a causa degli abiti leggeri, sentiva il cuore scaldarsi di un’intensa emozione. Gli si avvicinò con timore quasi reverenziale e, con suo immenso stupore, si accorse che era un albero.
Un albero decorato? Ma… perché?, si stava chiedendo il principe.
Fu allora che lo vide.
Un uomo anziano con una lunga barba bianca, gli occhiali e un vestito rosso chiuso con un’enorme cintura scura in vita. Era fermo sulla porta e lo osservava con un sorriso compiaciuto. Dalle labbra faceva capolino quello che  Selavern reputò essere un sofisticato congegno da cui fuoriuscivano nuvolette di fumo.
“Benvenuto nella mia umile dimora”, si sentì accogliere il giovane da una voce gutturale e allegra insieme, “Vedo che le poste dalle vostre parti funzionano molto meglio che da noi”.
“Siete Sir Sinterklaas?”, e prima di aspettare una risposta: “Vi prego portatemi subito da Maela!”.
“Oh, Sinterklaas è un nome che uso di rado. Così ampolloso… Diciamo, solo nelle occasioni formali come queste, appunto”, parlava ridendo, “Chiamami Babbo Natale[*], come tutti qui”.
“Babbo Natale?”, Selavern era decisamente frastornato: nel suo mondo non esisteva il Natale.
Fu così che il principe Selavern conobbe la festa di Natale che sulla Terra ricorre ogni anno. Babbo Natale lo mise al corrente della nascita di Gesù, delle principali tradizioni natalizie e del lavoro che gli toccava compiere la Notte della Vigilia.
Il simpatico vecchietto era venuto a conoscenza delle sue pene, anche se viveva in un altro mondo, perché il suo desiderio di rivedere la principessa Maela e il suo amore per lei erano talmente grandi da giungere fino al suo cuore.
“E così, per una volta sono stato io a mandare una lettera di Natale, anziché riceverla da te, che oltretutto neanche mi conoscevi”, concluse colorendo la frase con un altro ohoho!.
“E dimmi, che cosa devo fare ora?”, chiese Selavern preoccupato.
“Aspettare la mezzanotte, ragazzo. Aspettare e… fare un bel viaggetto”. Squadrò il giovane dal capo fulvo senza copricapo, fino ai calzari di pelle che gli coprivano appena i piedi. Indossava una camiciola che sembrava di seta, una giacca di uno strano tessuto luccicante e dei pantaloni eleganti ed ampi. Babbo Natale aggiunse meditabondo:
“Suppongo che dalle tue parti faccia abbastanza caldo in questo periodo dell’anno…I miei elfi aiutanti ti daranno degli indumenti caldi da indossare”, e spuntarono come dal nulla degli omini dalla carnagione olivastra, con orecchie a punta e cappellini rossi.
Di lì a poco, il principe Selavern volava, con a fianco Babbo Natale, su una slitta colma di regali e trainata da animali chiamati renne.
“Gi dap Cometa! Gi dap Ballerina! Gi dap Fulmine! Gi dap Donnola! Gi dap Freccia! Gi dap Saltarello! Gi dap Donato! Gi dap Cupido!”, le incitava Babbo Natale tra una risata e l’altra.
Dopo un paio di consegne, la slitta si fermò sull’ennesima casa innevata ed esortò il giovane a scendere.
“Mi raccomando, fai un buon lavoro!”, e mentre il giovane lo abbracciava per ringraziarlo, gli mise qualcosa in tasca facendo l’occhiolino.
Un secondo dopo Selavern stava scendendo giù per il camino.
Sporco di cenere, emozionato e senza avere la benché minima idea di cosa dovesse effettivamente fare, il principe di un mondo che forse oggi non esiste più, si ritrovò nel soggiorno di quella casa sconosciuta pronto a tutto pur di riabbracciare la sua promessa sposa.
La casa era silenziosa, l’atmosfera rarefatta nella luce delle candele semi-consumate il cui odore si confondeva con quello di cannella e mele.
Un abete addobbato in modo semplice si stagliava accanto ad alcune poltrone. Selavern si mosse, ma urtò un tavolino e da dietro una poltrona si sentì una voce borbottare, come succede a volte nel sonno. Con circospezione, Selavern gli si avvicinò e comprese che aveva appena incontrato il rapitore di Maela. Il mago era il principale ostacolo alla riuscita della sua impresa, quindi doveva stare attento a non svegliarlo.
Di soppiatto, andò girando per le altre stanze della casa, finché non trovò la camera dove dormiva la principessa, i lunghi capelli corvini sparsi sul guanciale illuminati dalla luna che filtrava dalla finestra. Anche dopo tanto tempo sapeva che l’avrebbe subito riconosciuta.
La chiamò per svegliarla, ma lei non rispose. Il principe era incerto sul da farsi. Sospirò, si mise le mani in tasca e vi trovò la sfera magica: la fissò come aveva fatto prima e dentro riuscì ad intravedere il verone del suo palazzo, lo stesso da cui era partito per giungere fino a lei.
Fu allora che seppe cosa fare.
Scosse Maela con dolcezza.
Come è facile immaginare, la ragazza fece per urlare di paura, ma lui le bloccò la bocca con la mano e le parlò in un sussurro:
“Non aver paura, Maela. Sono io, Selavern. Sono venuto a prenderti a riportarti a casa”, poi le mostrò la sfera incantata:
“Ecco, vedi? Questa è casa nostra, guarda insieme a me”.
Gli occhi color del cielo furono attratti dai riverberi, nonostante la sorpresa e la paura.
In quel momento, lo zio mago fece irruzione nella stanza, ma per lui era troppo tardi: i due ragazzi stavano svanendo per ricomparire in un altro mondo, lasciandolo da solo con il suo cuore pieno d’odio. Sapeva che se fosse tornato nel suo mondo avrebbe ricevuto la giusta punizione per le malefatte compiute, quindi non gli restò altro da fare che vivere sulla Terra, ma questa è un’altra storia e non è abbastanza interessante da essere raccontata.
Invece, quello che è importante sapere è che Selavern e Maela, la notte della Vigilia di Natale di tanto tempo fa, tornarono insieme nel loro mondo lontano. Maela riacquistò per magia la memoria e si innamorò, riamata, del suo Selavern. I loro genitori organizzarono presto le nozze e quello fu un giorno di festa per tutti.
Durante i festeggiamenti, lo sposo volle prendere la parola e raccontò a tutti i sudditi presenti le vicissitudini che gli avevano permesso di ritrovare Maela. Com’era inevitabile, riferì ciò che aveva appreso sul Natale, su Babbo Natale e sulle tradizioni che gli abitanti della Terra seguivano in occasione di quella festa.
Infine, in onore della sua sposa, decretò che il giorno in cui la principessa aveva fatto ritorno a casa diventasse per tutti il loro giorno di Natale.
E così fu fatto fino alla fine dei tempi, che trascorsero per tutti… felici e contenti.
 
 
Fine
Buon Natale a tutti!
Sulle note di Oíche Chiún (Silent Night) cantata da Enya
 


[*] Sinterklaas: La leggenda di San Nicola (che deriva a sua volta dal culto medievale di San Nicola di Mira, vescovo turco del IV secolo molto amato nell'Occidente cristiano) è alla base della grande festa olandese di Sinterklaas (il 5 dicembre, giorno del compleanno del Santo) che ha dato origine al mito ed al nome di Santa Claus nelle sue diverse varianti.
 
*******
N.B.: Pubblicata anche su Rosso Venexiano per "Una Fiaba in Rosso".
 
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In ---> racconti, fiabe
Dal diario di Lucy (5° episodio)
martedì, 12 dicembre 2006 - 01:48
Caro diario,
scarabocchio queste poche righe ora che mamma e papà sono andati a dormire, perché devo assolutamente miagolare questa cosa a qualcuno.
Allora, miao, cominciamo.
Il fatto è che oggi la mamma è tornata a casa con dei sacchetti rumorosi, come succede spesso, e con uno strano pacco allungato.
Ha posato tutto sul divano e poi a iniziato a trafficare con le forbici.
Dal pacco è venuto fuori un oggetto sconosciuto, tutto verde che perdeva pelo, ma che non profumava di pelo. Miao, a pensarci mi si arriccia di nuovo il nasino.
Prima questo oggetto era stretto, lungo e a pezzetti, poi la mamma ci ha giocato un po’ e ha cambiato di forma.
A vederlo bene, poteva sembrare uno di quelle cose verdi e profumate – e a volte colorate – che crescono nei vasi dei miei balconi, solo che, come avrai capito, non riuscivo ad fiutare un buon odore. Anzi…miao!
Ma non è tutto!
Poco dopo, la mamma ha tirato fuori dei fili attorcigliati che all’improvviso… si illuminavano!!! Ma come è possibile, miagolerai… eppure l’ho visto con queste pupille!
Tante lucine gialle, rosse, blu e verdi che si rincorrevano sul filo, come io rincorro le mosche. Che spavento!
Intanto, la mamma sembrava tutta felice per quelle lucine e insisteva affinché le guardassi anch’io. Fossi scema… mi voleva forse accecare?
Già le lucine erano davvero strane, ma no – miao! –, la mia mamma ha deciso di arrotolarle sulla cosa-verde-senza-profumo, e il sorriso sulla faccia le si allargava sempre di più!
Poi ha aperto altre scatole, ha tirato fuori dei nastri rossi e gialli e ha arrotolato sulla cosa-verde-senza-profumo anche quelli. Poi ha preso degli oggettini rossi che fanno tin-tin se li muovi – lo sa che i miei delicati timpani non sopportano i suoni forti, ma no, me li scuote nelle orecchie! – e li attacca sempre sulla cosa-verde.
E continua con delle belle pallette giallo oro! A quel punto miagolo: “Che belle mamma, le posso toccare (e magari farle cadere per giocarci), miao?
Risposta: “No, Lucy! Non si toccano!”
E ti pareva: ‘sta cosa-verde inutile è ora messa in mezzo alle zampe e io non posso neanche giocarci! Ma che gusto c’è, miao?
Durante la giornata, la mamma ci ha attaccato sopra altri ninnoli rossi e gialli, un oggetto appuntito in cima, un fiocco… tutto adesso è uno sfarfallio di luci che solo a guardarlo mi viene un mal di testa felino da ricordare per tutte e nove le vite.
Mah… caro diario, a volte i genitori umani sono proprio strani.
Ecco, ti metto pure la foto della stramba cosa-verde decorata.
Tu che ne pensi?
Ora vado, c’è un moscone che vuole essere castigato, ffffffff….
Miaooo!
 
Lucy

Lucy e l'Albero di Natale!

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In ---> racconti, istantanee, diario di lucy
venerdì, 08 dicembre 2006 - 23:07
Lotta la neve
Nella tempesta vola
Sosto un istante
 
Gocce in cristalli
Tra gli aromi di vischio
Nebbia sui vetri
 
Rovente infiamma
il tronco nel camino…
Gelo del cuore
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In ---> introspezione, renga, haiga
Versi a tema:
mercoledì, 06 dicembre 2006 - 21:06
Dolore ancora
Le notti dissolvono
Oggi è dicembre

Attenzione!!!
Fino al 10 dicembre, sul blog "Ama no gawa" tutti gli haijin che lo desiderano possono postare haiku che evochino suggestioni di Dicembre e/o dell'Inverno alle porte.
Chi desiderasse dare il proprio contributo può chiedere a me di essere invitato a partecipare al blog in questione.
Vi aspettiamo numerosi.
Grazie!
L'Anfitriona in fermento...
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In ---> news, haiku, blog-eventi, haiga
Leggiamo Insieme, presentazione di libri on line, riapre i battenti!
venerdì, 01 dicembre 2006 - 12:01
Nel Blog degli Autori riparte l'iniziativa "Leggiamo Insieme" che già tanto successo meritò nel Blog Manuale di Mari.
Presentiamo libri on line!
Gli autori propongono brani estratti dai libri che hanno pubblicato e dialogano nei commenti con i lettori.
Invitiamo autori e lettori a partecipare numerosi.
E' una occasione propizia per confrontarsi e dibattere non solo sui temi trattati dai libri che vengono presentati, ma anche su quelli della rivoluzione digitale in atto nel mondo dell'editoria.
 
Curano la rubrica, infatti, insieme a Manuale di Mari, le scrittrici Claudia Baldini e Nicoletta Perrone che hanno già pubblicato dei libri stampati e distribuiti sia in modo tradizionale che attraverso il web, usando l'innovativo sistema che permette a tutti di pubblicare un libro in proprio, diventando editori di se stessi.
 
Clicca qui per saperne di più!
 
Invito tutti gli amici a pubblicizzare questa iniziativa sui loro siti e blog.
Merci beaucoup! J
 
 
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In ---> news, blog-eventi
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