La Musica dei Boschi Vol. 2
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Sono una donna che ama i cambiamenti, che si sollazza in tenui sogni da bambina, che cerca nei pallidi versi un riflesso di se stessa. A volte la ricerca trova un senso, a volte fruga invano. E intanto spargo nel bosco parti di me.

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giovedì, 14 dicembre 2006 - 20:12
Selavern e la sfera misteriosa

C’era una volta un giovane principe, che viveva in un lontano mondo incantato del cui nome si è persa memoria.
Il suo nome era Selavern ed era il primogenito del Re Supremo di quei misteriosi luoghi. Il periodo in cui si svolsero i fatti che sto per narrarvi, non erano tempi facili per il giovane Selavern. Aveva da poco compiuti 4 lustri ed era per lui giunto il momento di prender moglie.
Il nostro era stato promesso fin da bambino ad una fanciulla di nome Maela, figlia del Re di un paese limitrofo, ma questa era stata rapita quando era ancora una bambina e nessuno, in quei 10 anni, era riuscito a trovarla.
Selavern ricordava con affetto il periodo in cui giocavano insieme ed aveva giurato a se stesso di sposarla e renderla felice. Ma adesso tutto era cambiato: al posto della dolce Maela, avrebbe dovuto sposare per ragioni di stato un’altra ragazza, che, oltre ad avere un pessimo carattere, non possedeva neanche la metà delle virtù della sua Maela.
Il principe se ne stava appoggiato al balcone della sua stanza con aria affranta, quando un valletto interruppe le sue riflessioni, recapitandogli un pacchetto.
Sarà un altro ridicolo regalo di nozze, pensò strappando l’incarto colorato. Ma, - sorpresa!- dentro c’era una lettera con un sigillo rosso e un altro minuscolo pacchetto.
La lettera era firmata da uno sconosciuto, tale Sir Sinterklaas, il quale sosteneva che la principessa Maela sarebbe stata portata in un posto chiamato “Terra” da uno zio mago. Costui l’aveva rapita per vendicarsi del fratello che l’aveva diseredato, favorendo al suo posto la figlioletta. Secondo questo Sinterklaas, la principessa negli ultimi anni era vissuta senza ricordare la sua vera identità, ma ora era possibile raggiungerla grazie all’oggetto magico contenuto nel pacchetto.
Sapeste quale fu la gioia di Selavern nell’apprendere la notizia!
Certo, ebbe anche un attimo di esitazione, come avrebbe fatto chiunque. Chi mai era questo signore che lo contattava dopo tutti quegli anni? Si poteva fidare? E se fosse stata una trappola?
Ma che importava! Il nostro principe aveva preso la sua decisione.
Aprì il pacchetto e dentro ci trovò un oggetto sferico d’argento, - ma probabilmente era di qualche lega metallica sconosciuta -, con sopra dei ricami d’oro e, da una parte, un anellino sottile con attaccato un cordoncino dorato.
Il principe lo osservò con attenzione, lo girò e rigirò tra le mani, appese persino la strana palla per il cordoncino ad un gancio che spuntava dalla parete, ma… non successe nulla. Stava per riprendere la sfera, quando si fermò a guardare il proprio riflesso arcuato sulla superficie della palla: stava cambiando! Dietro ai ghirigori dorati e al suo viso, colori e figure diverse stavano emergendo dallo sfondo, come se risalissero dalla profondità del mare. Selavern se ne sentì spaventato ed attratto allo stesso tempo. Cominciava a distinguere i contorni di una stanza sconosciuta, oggetti appesi ad una parete ocra, aggeggi inusuali ai suoi occhi che sembravano fatti apposta per sedersi e al centro, come incassato nella parete di fronte, una sorta di fuoco. Curioso, sembra quasi di sentirne il calore, pensò il giovane.
D’improvviso si sentiva il volto in fiamme e, prima di rendersene conto, si ritrovò proprio dentro la stessa stanza che prima stava osservando. Ci era proprio finito in mezzo e teneva in mano la misteriosa sfera argento e oro.
Il cuore sobbalzò nel petto e gli occhi si sgranarono sempre più.
Sentiva il tepore delle fiamme che saltellavano in quello che – ormai avrete capito - era un caminetto, ed un profumo dolciastro invadeva l’aria. Si voltò e alle sue spalle scoprì un’enorme piramide verde ricoperta di nastri luminosi e di miriadi di sfere simili a quelle che lui stesso teneva in mano. Emanava luci e profumi che Selavern non aveva mai sperimentato e, malgrado iniziasse a rabbrividire per il freddo a causa degli abiti leggeri, sentiva il cuore scaldarsi di un’intensa emozione. Gli si avvicinò con timore quasi reverenziale e, con suo immenso stupore, si accorse che era un albero.
Un albero decorato? Ma… perché?, si stava chiedendo il principe.
Fu allora che lo vide.
Un uomo anziano con una lunga barba bianca, gli occhiali e un vestito rosso chiuso con un’enorme cintura scura in vita. Era fermo sulla porta e lo osservava con un sorriso compiaciuto. Dalle labbra faceva capolino quello che  Selavern reputò essere un sofisticato congegno da cui fuoriuscivano nuvolette di fumo.
“Benvenuto nella mia umile dimora”, si sentì accogliere il giovane da una voce gutturale e allegra insieme, “Vedo che le poste dalle vostre parti funzionano molto meglio che da noi”.
“Siete Sir Sinterklaas?”, e prima di aspettare una risposta: “Vi prego portatemi subito da Maela!”.
“Oh, Sinterklaas è un nome che uso di rado. Così ampolloso… Diciamo, solo nelle occasioni formali come queste, appunto”, parlava ridendo, “Chiamami Babbo Natale[*], come tutti qui”.
“Babbo Natale?”, Selavern era decisamente frastornato: nel suo mondo non esisteva il Natale.
Fu così che il principe Selavern conobbe la festa di Natale che sulla Terra ricorre ogni anno. Babbo Natale lo mise al corrente della nascita di Gesù, delle principali tradizioni natalizie e del lavoro che gli toccava compiere la Notte della Vigilia.
Il simpatico vecchietto era venuto a conoscenza delle sue pene, anche se viveva in un altro mondo, perché il suo desiderio di rivedere la principessa Maela e il suo amore per lei erano talmente grandi da giungere fino al suo cuore.
“E così, per una volta sono stato io a mandare una lettera di Natale, anziché riceverla da te, che oltretutto neanche mi conoscevi”, concluse colorendo la frase con un altro ohoho!.
“E dimmi, che cosa devo fare ora?”, chiese Selavern preoccupato.
“Aspettare la mezzanotte, ragazzo. Aspettare e… fare un bel viaggetto”. Squadrò il giovane dal capo fulvo senza copricapo, fino ai calzari di pelle che gli coprivano appena i piedi. Indossava una camiciola che sembrava di seta, una giacca di uno strano tessuto luccicante e dei pantaloni eleganti ed ampi. Babbo Natale aggiunse meditabondo:
“Suppongo che dalle tue parti faccia abbastanza caldo in questo periodo dell’anno…I miei elfi aiutanti ti daranno degli indumenti caldi da indossare”, e spuntarono come dal nulla degli omini dalla carnagione olivastra, con orecchie a punta e cappellini rossi.
Di lì a poco, il principe Selavern volava, con a fianco Babbo Natale, su una slitta colma di regali e trainata da animali chiamati renne.
“Gi dap Cometa! Gi dap Ballerina! Gi dap Fulmine! Gi dap Donnola! Gi dap Freccia! Gi dap Saltarello! Gi dap Donato! Gi dap Cupido!”, le incitava Babbo Natale tra una risata e l’altra.
Dopo un paio di consegne, la slitta si fermò sull’ennesima casa innevata ed esortò il giovane a scendere.
“Mi raccomando, fai un buon lavoro!”, e mentre il giovane lo abbracciava per ringraziarlo, gli mise qualcosa in tasca facendo l’occhiolino.
Un secondo dopo Selavern stava scendendo giù per il camino.
Sporco di cenere, emozionato e senza avere la benché minima idea di cosa dovesse effettivamente fare, il principe di un mondo che forse oggi non esiste più, si ritrovò nel soggiorno di quella casa sconosciuta pronto a tutto pur di riabbracciare la sua promessa sposa.
La casa era silenziosa, l’atmosfera rarefatta nella luce delle candele semi-consumate il cui odore si confondeva con quello di cannella e mele.
Un abete addobbato in modo semplice si stagliava accanto ad alcune poltrone. Selavern si mosse, ma urtò un tavolino e da dietro una poltrona si sentì una voce borbottare, come succede a volte nel sonno. Con circospezione, Selavern gli si avvicinò e comprese che aveva appena incontrato il rapitore di Maela. Il mago era il principale ostacolo alla riuscita della sua impresa, quindi doveva stare attento a non svegliarlo.
Di soppiatto, andò girando per le altre stanze della casa, finché non trovò la camera dove dormiva la principessa, i lunghi capelli corvini sparsi sul guanciale illuminati dalla luna che filtrava dalla finestra. Anche dopo tanto tempo sapeva che l’avrebbe subito riconosciuta.
La chiamò per svegliarla, ma lei non rispose. Il principe era incerto sul da farsi. Sospirò, si mise le mani in tasca e vi trovò la sfera magica: la fissò come aveva fatto prima e dentro riuscì ad intravedere il verone del suo palazzo, lo stesso da cui era partito per giungere fino a lei.
Fu allora che seppe cosa fare.
Scosse Maela con dolcezza.
Come è facile immaginare, la ragazza fece per urlare di paura, ma lui le bloccò la bocca con la mano e le parlò in un sussurro:
“Non aver paura, Maela. Sono io, Selavern. Sono venuto a prenderti a riportarti a casa”, poi le mostrò la sfera incantata:
“Ecco, vedi? Questa è casa nostra, guarda insieme a me”.
Gli occhi color del cielo furono attratti dai riverberi, nonostante la sorpresa e la paura.
In quel momento, lo zio mago fece irruzione nella stanza, ma per lui era troppo tardi: i due ragazzi stavano svanendo per ricomparire in un altro mondo, lasciandolo da solo con il suo cuore pieno d’odio. Sapeva che se fosse tornato nel suo mondo avrebbe ricevuto la giusta punizione per le malefatte compiute, quindi non gli restò altro da fare che vivere sulla Terra, ma questa è un’altra storia e non è abbastanza interessante da essere raccontata.
Invece, quello che è importante sapere è che Selavern e Maela, la notte della Vigilia di Natale di tanto tempo fa, tornarono insieme nel loro mondo lontano. Maela riacquistò per magia la memoria e si innamorò, riamata, del suo Selavern. I loro genitori organizzarono presto le nozze e quello fu un giorno di festa per tutti.
Durante i festeggiamenti, lo sposo volle prendere la parola e raccontò a tutti i sudditi presenti le vicissitudini che gli avevano permesso di ritrovare Maela. Com’era inevitabile, riferì ciò che aveva appreso sul Natale, su Babbo Natale e sulle tradizioni che gli abitanti della Terra seguivano in occasione di quella festa.
Infine, in onore della sua sposa, decretò che il giorno in cui la principessa aveva fatto ritorno a casa diventasse per tutti il loro giorno di Natale.
E così fu fatto fino alla fine dei tempi, che trascorsero per tutti… felici e contenti.
 
 
Fine
Buon Natale a tutti!
Sulle note di Oíche Chiún (Silent Night) cantata da Enya
 


[*] Sinterklaas: La leggenda di San Nicola (che deriva a sua volta dal culto medievale di San Nicola di Mira, vescovo turco del IV secolo molto amato nell'Occidente cristiano) è alla base della grande festa olandese di Sinterklaas (il 5 dicembre, giorno del compleanno del Santo) che ha dato origine al mito ed al nome di Santa Claus nelle sue diverse varianti.
 
*******
N.B.: Pubblicata anche su Rosso Venexiano per "Una Fiaba in Rosso".
 
Melodia inchiostrata da Etain - Permalink - commenti (15) - commenti (15) (popup)

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